Le sue opere sono scampoli di corpi tessuti in vetro, un materiale che può passare dallo stato liquido caldo a quello rigido freddo senza alcuna trasformazione della sua struttura interna. Ed è per questo che è stato descritto come un “liquido super-raffreddato”. La fluidità è dunque una proprietà fondamentale del vetro fin da quando fu ottenuto la prima volta più di cinquemila anni fa riscaldando e fondendo una mistura di sabbia, soda e calce.
Author Archives: Paola Gandini
Terracotta
Prima con la terracotta, successivamente con il vetro, la Gandini plasma sui materiali prescelti, le forme esatte di varie parti del corpo, suo e d’altre persone, intesi come dei fossili, oppure dei ricordini ingranditi, belli e piacevoli, ai quali affida la memoria di quella sacralità, di quel bene fuggitivo e perduto rappresentato dai momenti sottratti alla funzionalità, all’ordine razionale. (…) Anche il vetro, che è il materiale preferito degli ultimi anni, parla d’assenza, anzi la sua caratteristica precipua è proprio quella d’essere assenza attraversata.
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Il viaggio della Gandini ha come riferimento la figura umana. Trattandola come una scultrice tradizionale, cerca attraverso la fisicità dei materiali di costruire il significato dell’opera. Quindi già dalla scelta del vetro si precisa il senso del lavoro. Il vetro è trasparente, la luce lo attraversa, e ha proprietà simili alla pelle. E’ un materiale primario e dà l’impressione d’essere vivo. La raccolta delle reliquie in vetro della Gandini, riflette, dunque, le caratteristiche di una società “glass generation” che ama il vuoto, il nulla e l’apparenza ambigua.
