La materia del mio fare: il vetro

Da subito il vetro è stato da me posto in relazione alla fascinazione per la gestualitá del corpo, che mi ha caratterizzato fin dagli esordi della carriera, quando ho avviato un sodalizio artistico con la coreografa e danzatrice Doriana Crema, sodalizio che dura ancora oggi.

Il vetro rappresenta, infatti, per me la lente con cui osservo e riorganizzo la percezione della realtà. È lo strumento con il quale cerco di catturare lo scorrere degli eventi, così veloce da dare l’impressione di non lasciare traccia: le notizie vetrificate nelle mie pagine di giornale, la gestualitá del corpo sospesa nel vetro dei sui calchi, i fossili vetrosi dei piccoli oggetti quotidiani… E’ un tentativo di soffermarsi, di sottolineare, di lasciare un segno. La società che mi circonda sembra avere la sua stessa consistenza: fragile, fredda, dura, tagliente, affascinante, luccicante, malleabile, ma solo ad alte temperature.

Con la nascita di mia figlia Elsa nel 2006 la dimensione con la maternità mi ha portata a percorrere  un nuovo cammino creativo sulla dimensione del corpo inserito nella contemporaneità, continuando ad interagire con la materia di eccellenza.

Il vetro mi permette così di ricondurre il corpo e l’agire umano dentro uno spazio abitativo dell’anima che li protegge dalla dimensione dei Non- Luoghi, spazi in cui sono riversate le masse, con l’intento di privarle di un territorio di appartenenza e identificazione specifica, e non omologata al consumismo.

Il mio lavoro vuole evidenziare e denunciare tutto questo, ricordando che solo attraverso l’ascolto del corpo e l’osservazione attenta del suo agire, noi possiamo arrivare a comprendere ciò che è giusto e ciò che non lo è, ciò che è bene per noi e ciò che non lo è. E dal luogo corporeo possiamo tornare ad abitare veri luoghi, creativi, operosi, energizzanti, sani.

Comments are closed